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mercoledì, 19 luglio 2006
LA MOUSTACHE

Ultimamente sono andata a vedere un film molto particolare: "La moustache", tradotto come al solito in italiano con un titolo diciamo discutibile: "L'amore sospetto".
Il film prende il via da un evento banale: una coppia al risveglio. Lui in bagno si sta facendo la barba e grida a lei: 'che ne diresti se mi tagliassi i baffi?' e lei uscendo di casa:'non so, ti ho sempre visto coi baffi, mi piaci così'.
Il protagonista ha la malaugurata idea di tagliarseli quei baffi e da qui prende il via la storia. La moglie tornando non se ne accorge.
Lui fa di tutto per mettersi in mostra e alla fine sbotta e chiede: 'ma non hai visto che ho tagliato i baffi?' e la moglie candida:'tu non hai mai avuto i baffi!'. All'inizio lui pensa ad uno scherzo, poi improvvisamente inizia ad inquietarsi; non solo la moglie continua ad insistere, ma i suoi colleghi, gli amici che incontra casualmente, nessuno si accorge dell'assenza dei baffi.
Che succede? che sta succedendo al suo mondo? E' un complotto contro di lui? Il protagonista parte, sfuggendo a quella che crede essere la sua pazzia, si ritrova ad Hong Kong, solo nevrotico, passa tutto un giorno a prendere traghetti, finchè approda in un piccolo paese dove si sistema in una pensioncina.
Tornando un giorno (nel frattempo gli sono ricresciuti i baffi) trova la moglie che l'aspetta alla pensione e la sua vita ricomincia da lì, come se nulla fosse accaduto, un nuovo taglio dei baffi stavolta sarà notato dalla moglie.
Un film metafisico, sull'equilibrio psichico dell'uomo, sulla sua solitudine nel mondo, su come un piccolo particolare possa destabilizzare tutta una vita.
L'ho trovato intrigante e disturbante, ad un certo punto quando da solo vaga per Hong Kong, prendendo traghetti avanti indietro, si sente un senso di anoressia dello spazio, di mancanza di punti di riferimento, come un non sapersi reggere su se stessi.
La moglie è come fosse il suo unico punto di riferimento caduta lei, cade  anche lui in un baratro, precipita in una spirale senza fondo.
Lui ha le prove di avere i baffi, le foto di una vacanza, la foto sul passaporto, ma quando la personalità e il proprio equilibrio vacillano a cosa servono le prove materiali?


Postato da: LadyAlessandra a 19/07/2006 19:36 | link | commenti (9)
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domenica, 11 giugno 2006
VOLVER



Tornare, questa è la storia del film. Una madre creduta morta torna nella vita di due figlie, di una nipote e dei ricordi di disgrazie che hanno in qualche modo lasciato traccia nella vita di queste donne.
Il flm di Almodovar è infatti, come sempre, un coro femminile, gli uomini sono totalmente assenti, se non nella figura di un marito che viene subito ucciso, per aver tentato una violenza sulla piccola di casa, e di quelli evocati nei racconti del passato (che non ci fanno una gran bella figura).
I fantasmi ritornano, sembra dirci Pedro, ma alla fine è una illusione in cui ci culliamo per curare le nostre ferite. Le immagini della Mancha sono di una bellezza che mozza il fiato, le attrici tutte bravissime, anche la Penelope Cruz ma soprattutto Carmen Maura nel ruolo della mamma fantasma.
La prima scena è davvero stupenda, in una desolata giornata di vento, le donne tutte vedove, puliscono la tomba dei loro morti, qualcosa di iperrealistico ai confini con Bunuel, come segnalato da critici più bravi di me.
Però, nonostante la bellezza delle attrici e la loro bravura, la fotografia della Mancha, e la sceneggiatura, i momenti di sicura commozione che ci regala il film, il tutto mi ha lasciato perplessa.
E' un film sicuramente da vedere, ma senza troppe aspettative, Pedro voleva con questo film esorcizzare la morte della sua mamma, speriamo ci sia riuscito. Pedro: cambia argomento!!


Postato da: LadyAlessandra a 11/06/2006 11:09 | link | commenti (7)
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domenica, 02 aprile 2006
IL CAIMANO


Posso solo dire di aver usato lo stratagemma-vecchietti per evitare la fila (primo spettacolo alle 15.45), file spropositate, che mi avevano già fatto girare le scatole.
Detto questo, la trama: Bruno Bonomo (Silvio Orlando) è un produttore di film di serie B, che ha avuto un certo successo ai suoi tempi, ora in declino. Unico suo progetto, dopo dieci anni di silenzio, un film per la RAI su Cristoforo Colombo.
Durante una retrospettiva a lui dedicata, una ragazza gli lascia una sceneggiatura, per fargliela leggere.
La vita del povero Bruno è costellata di fallimenti quotidiani, il regista che doveva fare il film con lui se ne va e sceglie un altro produttore, la moglie, attrice dei suoi film, ormai pentita e tornata alla sua carriera di cantante, lo vuole lasciare e lo manda a vivere in un residence.
Da solo nel residence, senza  una via d'uscita, barcamenandosi in questa nuova vita, nel rapporto coi figli, con l'ufficio ormai vuoto in cui è rimasta solo la sua fedele segretaria, Bruno comincia a leggere la sceneggiatura della ragazza, che parla di un uomo che fa un'improvvisa fortuna e inizia a costruire una città, mette su delle televisioni... non si rende subito conto che è la storia di Berlusconi, ma il progetto lo entusiasma ed inizia a lavorarci.
Teresa la ragazza che ha scritto il film è una giovane inesperta e timida, non ha mai diretto un film (scoprirà più tardi che è lesbica e vive con una compagna e un bimbo), e si affida ciecamente alle scelte di Bruno, in specie per quanto riguarda gli attori.
Qui compare per la prima volta Nanni Moretti che rifiuta di fare il film, perchè vuole interpretare una commedia, e la scena sulla macchina mentre lui canta (povere nostre orecchie), una canzone di Adamo è una delle più divertenti del film.
Alla fine, un produttore dell'est, ed un importante attore (Michele Placido che cita continuamente il suo amico Volontè), accettano di fare il film. Tutto sembra andare per il meglio, ma l'attore riceve una proposta migliore e lascierà il povero Bruno da solo(andando a fare Colombo con il suo ex regista),  il produttore che viene a sapere che non ci sarà più la star, ritira i suoi soldi.
La fine del film, ve la lascio scoprire da soli.
Considerazioni: come al solito Nanni Moretti ci spiazza, il film anche avendo riferimenti precisi a Berlusconi (mitica la scena della valigia di soldi che cade metaforicamente dall'alto), non è un film 'solo' sul personaggio politico, anzi più volte si dichiara l'impossibilità di parlare di lui, di processarlo, di giudicarlo; il personaggio interpretato da Moretti dice: tutti sanno tutto, non c'è bisogno di informare, chi vuol sapere sa e agli altri non interessa.
Il film parla slittando da un livello all'altro, di cinema, di privato, della nostra storia italiana, fino ad un finale inquietante e pessimista.
Durante il film si ride e si riflette; soprattutto una frase mi ha colpito, quella che dice che se vince o perde, Berlusconi ha già vinto, cambiando l'Italia degli ultimi trentanni e probabilmente le nostre teste.


Postato da: LadyAlessandra a 02/04/2006 00:16 | link | commenti (9)
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lunedì, 13 marzo 2006
CACCIATORE DI TESTE

Sono andata a vedere: ‘Cacciatore di teste’ (titolo originale ‘Le couperet’).
La trama: Bruno Davert, è un chimico della carta, dirigente della sua Azienda.
Una bella casa, una bella macchina, famiglia perfetta, per bene, ma questo bel quadretto all’improvviso viene spezzato,  dopo quindici anni la sua Azienda lo licenzia. E' un quarantenne di grande esperienza, quindi non si preoccupa, cerca
di vivere questo periodo di forzato riposo, come una vacanza. In casa la famiglia continua la sua esistenza normale, e quando la bambina chiede alla mamma: ‘mamma il fine giustifica i mezzi?’, la mamma risponde soave: ‘no, mai’, poi ripensandoci: ‘solo in caso di guerra’. Siamo avvertiti, dopo tre anni, Bruno, è ancora disoccupato senza nessuna chance di rientrare nel mondo del lavoro e comincia la sua guerra.
Scopre che esiste ancora un’Azienda per la quale potrebbe lavorare, l’Arcadia Co., e parte all’assalto di un possibile impiego. Come farà con la concorrenza? Studia una strategia.
Così nasce la sua idea di mettere un annuncio fermo posta, dove inizia a ricevere, i curricula di tutti i suoi possibili concorrenti… che ne fa Bruno?
Questa è l’idea del film, Bruno senza nessuno scrupolo, li cerca e li ammazza.
Film originale, ben girato e ben interpretato, tratta del tema del lavoro, o meglio dell’assenza di lavoro in modo drammatico e allo stesso tempo grottesco.
Sì perché non vediamo Bruno, trasformarsi in un mostro, è come se ci fosse un salto improvviso nella sua morale, si ferma un attimo a pensare: ‘i miei nemici non sono loro, ma l’Azienda, il mondo, il sistema’, ma l’assoluta impossibilità di combattere contro il meccanismo, gli rende più semplice ammazzare i suoi possibili rivali e questo pone l’accento sul grottesco del film.
Lo vediamo fare appostamenti, spulciare i curricula degli altri e decidere chi far morire prima, senza un patema d’animo, è anche questo un lavoro propedeutico al trovare finalmente un impiego.
Bruno alla fine si troverà a dover affrontare la persona che ricopre il suo ruolo nell’Azienda dove lui vuole andare a lavorare, e ucciderà anche lui.
Nulla gli impedisce ora di avere il posto, infatti viene chiamato a ricoprire l’agognato ruolo.
Un giorno mentre tranquillamente è a ridere, mangiare e scherzare con i suoi colleghi in un locale pubblico, qualcuno lo guarda intensamente…. Ricomincia la guerra?
Mi è piaciuta molto questa produzione franco-spagnola-belga, l’ho trovata catartica, l’unica cosa è che qui in Italia non funzionerebbe, che utilità avrebbe riunire tutti i candidati con un bel curriculum per ucciderli? Purtroppo da noi il criterio meritocratico non esiste, ammazzare i più bravi non sarebbe sufficiente.


Postato da: LadyAlessandra a 13/03/2006 19:07 | link | commenti (5)
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lunedì, 13 febbraio 2006
MATCH POINT



Chris Wilton (Jonathan Rhys-Meyers), ex tennista professionista, si ritrova a fare l’istruttore di tennis in un circolo esclusivo. Qui conoscerà Tom, ragazzo di famiglia ricca, che lo inviterà, in occasione di una festa, nella di lui ricca magione dove conoscerà tanto la fidanzata Nola quanto la sorella Chloe. Ragazzo ambizioso, attratto da Nola, corteggia Chloe per salire la scala sociale, e fa di tutto per sposarla. Ci riesce, ma a complicare le cose c'è la relazione clandestina che intraprende con l'affascinante Nola (Scarlett Johansson), ormai separata dall'amico e cognato Tom. Chloe vuole un figlio, ma nonostante i tanti tentativi è Nola a restare incinta. Come uscire dalla spinosa situazione?
Vincerà la passione per Nola? O la paura di perdere una situazione ‘dorata’ lo porterà a prendere decisioni tragiche?
Questa la trama del nuovo film di Woody Allen, trama che nel finale si tinge di giallo.
Il film ha avuto un’accoglienza controversa, chi ha osannato il regista che sulla soglia dei settanta anni sembra rinascere, e chi invece ha accusato il film di essere incongruente e noioso.
In effetti un Allen insolito, che gira il suo film in un ambiente diverso, una bellissima Londra, e senza un minimo accenno alle nevrosi, agli ambienti, e alle battute fulminanti a cui siamo abituati.
Qualcuno ha scomodato Dostoevskij di ‘Delitto e Castigo’, Henry James, ma il regista stesso dice che si tratta di un film che parla di etica e fortuna, tutto qui.
Tutto qui? Il film inizia con una voce fuori campo che commenta la scena di una partita di tennis:

‘Ci sono momenti, in una partita di tennis, in cui la palla colpisce la parte alta della rete e per una frazione di secondo non sappiano se la supererà o se cadrà indietro. Con un pizzico di fortuna, la palla supera la rete e vinciamo la partita, ma senza fortuna ricadrà indietro e perderemo.’

Il film specularmente finirà con la stessa scena, il protagonista lancia un anello nel fiume, cadrà al di là del muretto o sul marciapiede?
Questo sarà decisivo per il destino di Chris, e mentre tutti gli spettatori tirano un sospiro di sollievo, il caso e il destino, faranno un’altra giravolta.
Woody è diventato un moralista? O è solo la costatazione -
la fortuna, il destino, sono le uniche cose che contano nella vita di un uomo, qualsiasi talento lui abbia, solo queste due cose decideranno cosa sarà di lui - nata da un pessimismo crescente in questi ultimi anni?

Io l’ho trovato un film bellissimo, intelligente, raffinato, amaro, ma profondamente vero e vi invito ad andarlo a vedere.

 


Postato da: LadyAlessandra a 13/02/2006 00:25 | link | commenti (9)
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domenica, 20 novembre 2005
La seconda notte di nozze...




Tre al prezzo di uno.
Sono andata a vedere 'Elizabethtown' film dalla trama semplicissima: 'Drew, giovane dirigente rampante di una fabbrica di scarpe, dopo aver causato la perdita di milioni di dollari alla sua società, viene licenziato. Disperato pensa di uccidersi, ma proprio mentre sta per realizzare il suo proposito, riceve una telefonata che gli annuncia la morte del padre. Deve tornare in un paesino del Kentuchy, dov'è nato, per riportare a casa il padre ed esaudire le sue ultime volontà. Sull'areo conosce Claire, una hostess, di cui piano piano si innamorerà, e che lo aiuterà.
Il regista Cameron Crowe, ci ha messo dentro di tutto, e per fortuna la versione del film che vediamo in circolazione è alleggerità rispetto a quella di Venezia.
A metà strada tra un road movie (il  viaggio sulla mitica route 66) e un omaggio a Billy Wilder, con citazioni di 'vacanze romane', il film raggiunge una proprio dignità nel viaggio dalla depressione alla riconquista della felicità, nella descrizione dei riti della provincia americana analizzati attentamente, e in alcuni momenti nelle interpretazioni degli attori. Bellissimo il tip tap che balla Susan Sarandon, alla commemorazione del marito morto, ad esempio.
Il film tocca molte volte punte di un sentimentalismo fastidioso, ma spesso ci fa sorridere, e le nostre orecchie gioiscono della colonna sonora, che è forse l'elemento più bello del film (devo trovare il cd!).
Poi ho visto: 'Tutti i battiti del mio cuore' film francese, di Jacques Audiard.
La trama: 'Tom ha 28 anni e la sua vita segue le orme di quella del padre nel campo delle compravendita degli immobili, passa le sue giornate speculando su sospette compravendite di case, infestandole di topi per sgomberare emigranti abusivi, quando non le piccona o le distrugge in modo barbaro. 
Poi un incontro casuale con l'agente di sua madre, che era una grande pianista, lo spinge a credere che la sua vita possa cambiare, e lui diventare il pianista di grande talento che ha sempre sognato di essere.
Inizia così un percorso che lo dovrà portare alla fatidica audizione, aiutato da una pianista cinese, che non parla francese, e che comunica con lui attraverso la musica... La sua vita si divide, tra le violenze e il mondo crudo che è costretto a frequentare per il suo lavoro e, le lezioni con la giovanissima concertista.
Il film si ispira dichiaratamente a 'Rapsodia di un Killer'  del 1978 di James Toback, e come in quel film il merito del regista è quello di girare un film metropolitano, attento ai tormenti interiori del suo protagonista e ad una società che si muove solo sulla 'fredda logica del profitto' e dell'individualismo.
Il protagonista ha il viso di un bambino crudele, lo spettatore oscilla sempre nella speranza che quel suo sorriso, riporti un po' di umanità nel suo cuore, che l'arte riesca a nobilitarlo, come lui spera. Ma i rapporti con le donne, il rapporto conflittuale con il suo vecchio padre, mascalzone e violento, sembrano sempre riportarlo indietro, ad un destino ormai ineluttabile. Anche il finale, che sembra conciliante, con lui diventato agente della giovane pianista cinese, è spezzato da una scena di una violenza inaudita (incontra un personaggio russo che ha ucciso suo padre in un bagno e lo fa fuori a sua volta), e dal suo tentativo di rientrare nella normalità.
Una frase del film mi ha colpito molto:'Improvvisamente un giorno ti accorgi che tuo padre è diventato un bambino e sei tu che devi accudire lui'.
E per ultimo un film italiano: 'La seconda notte di nozze' di Pupi Avati.
Il film è ambientato nell'immediato dopoguerra: 'In Puglia Giordano Ricci, smina i campi intorno alla sua casa.
Nessuno si oppone a questa sua attività, perchè Giordano a causa di una sua permanenza nel manicomio locale e alla sue malinconie che neanche le scosse hanno saputo cancellare, è considerato da tutti un matto, e quindi più adatto a questa attività di una persona sana.
Solo le zie lo proteggono (Angela Luce e Marisa Merlini), e gestiscono insieme a lui, la vecchia fabbrica di confetti di famiglia.
Ma un giorno arriva una lettera da Bologna, e la vita di Giordano cambia. La lettera è di Lilliana, vedova di suo fratello da alcuni mesi, con un figlio grande, che gli chiede sue notizie. Giordano è felicissimo, perchè ha sempre amato la cognata in gran segreto, e la invita ad andare a trovarlo... '
Film che ci mostra squarci di un'Italia ormai sparita,  e che si basa tutto sulla capacità attoriale del cast.
Antonio Albanese nella parte di Giordano è stupendo, commovente e simpatico allo stesso tempo, Katia Ricciarelli,  è giusta nella sua interpretazione di una donna disperata, ma sempre un po' furba, e nello stesso tempo pietosa. Le due vecchie zie, acide, ma buonissime, sono interpretate da Angela Luce e Marisa Merlini.
La scena più bella è quella di Giordano che scrive la seconda lettera, su ordine delle zie, per ritirare l'invito fatto alla cognata... lettera che non sarà mai spedita perchè Giordano la imbratta di inchiostro ( 'Sai quando uno è stato male, anche se guarisce, si continua a vedere che è stato male).
Bello, bello, asciutto, lineare e pieno di sentimento.


Postato da: LadyAlessandra a 20/11/2005 11:30 | link | commenti (12)
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sabato, 16 luglio 2005
SE MI LASCI TI CANCELLO

Joel e Clementine si amano alla follia, ma sono troppo diversi, e la relazione naufraga. Clementine decide di
farsi estirpare dalla memoria la sezione
relativa alla loro relazione. Quando Joel lo scopre vorrebbe fare lo stesso, contatta lo scienziato che se ne occupa, ma all'ultimo momento capisce di amarla troppo e di non voler cancellare il suo ricordo. Comincia così una lotta contro il tempo per poter salvare l'amata nei recessi della sua mente. Per farlo Joel salta da un pensiero all'altro, cerca di nasconderla nelle ferite e nelle umiliazioni della sua infanzia, ma alla fine deve arrendersi all'oblio.
Questa in breve la trama di questo film strano, che ho inseguito tutto l'inverno, per poi vederlo nell'arena sotto casa in questa calda serata d'estate.
Tutte le recensioni partono con la critica al titolo che sarebbe 'fuorviante' e 'ridicolo', rispetto all'originale che è un verso del poeta Pope: 'Eternal sunshine of the spotless mind'... io devo dire che ho apprezzato stranamente anche la traduzione, che se da una parte è vero che potrebbe far pensare ad una commediola americana scipita, dall'altra è l'esatta rappresentazione del contenuto del film (una volta tanto).
Le storie finiscono, non sappiamo neanche noi bene perchè, ma i ricordi sono lì... magari un biglietto, un oggetto ci ricordano la persona che ci ha fatto soffrire o gioire qualche tempo fa... alla Lacuna inc. rimediano al tutto. Il trattamento inizia infatti facendo portare tutti gli oggetti che possono ricordare l'altro alla soc., facendo raccontare quanti più ricordi si può dell'altra persona anche tramite appunto gli oggetti portati,  dopo di che gli scenziati tracciano una mappa dei ricordi, che nella notte, andando a casa del paziente preventivamente addormentato, piano piano cancelleranno dal suo cervello. Jim Carrey che non fa lo scemo, e sembra persino bello in questo film, cercherà di ribellarsi al processo che lui stesso ha messo in moto, ma tutti i suoi sforzi saranno vani (?).
Ora, il dubbio è tutto qui, soffrire o obliare? L'idea è bella, veramente, resa a tratti in modo convincente, il film ci pone un dilemma a cui non sappiamo come dare risposta. A dire la verità avevo letto la trama e mi aveva attratto proprio per la
mia incapacità a cancellare i ricordi, ma alla fine della storia mi sono chiesta se l'idea di fare 'erase' nel cervello non sia in fondo crudele. Noi siamo i nostri ricordi, e una storia anche se sofferta vale sempre la pena di essere ricordata.
Ci si può cancellare volontariamente, ma non dimenticare e forse è giusto così.
La frase che mi é piaciuta di più è detta dalla splendida Kate Winslet a Jim Carrey: 'Sono solo una ragazza incasinata, che cerca il suo equilibrio mentale...'.


Postato da: LadyAlessandra a 16/07/2005 00:44 | link | commenti (3)
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domenica, 19 giugno 2005

'Nella vita non esiste il pareggio' potrebbe essere la frase simbolo del film, ma un'altra mi ha colpito di più ed è quella detta dal Presidente della squadra al giocatore ormai finito che si ostina a voler fare l'allenatore; in un attimo di sincerità, mentre l'ex calciatore protesta per l'ostilità del Presidente che non vuole farlo entrare nella squadra, questo gli dice: 'La vuoi sapere una cosa? Penso che il calcio è un gioco, mentre tu fondamentalmente sei un uomo triste'.  Frase che è come una pietra tombale, che chiude la vita, un sogno.
Questa in breve la trama: Napoli anni '80, due stelle all'apice del loro successo, Antonio Pisapia cantante di musica leggera e un suo omonimo, calciatore di serie A.
I due non potrebbero essere più diversi, Tony il cantante è uno sbruffone, estroverso, cinico, drogato; l'altro è umile, introverso, ossessivo quasi maniacale, nel suo progetto di diventare un allenatore. Declinano insieme, ma si incontreranno una sola volta, e le loro vite si intrecceranno in un finale tragico (almeno per uno dei due).
Primo film di Sorrentino, che quest'anno ha vinto con il suo nuovo film 'Le conseguenze dell'amore', tutti i David di Donatello possibili, giustamente. Paolo Sorrentino è uno sceneggiatore, prima di essere un regista e la costruzione delle sue storie lo dimostra. L'ambientazione di queste storie tra interni kitsch, e esterni di una Napoli insolita e inusuale, ci fanno vivere in un ambiente straniato che ci porta sempre a chiederci quale sia il mistero che si nasconde nella storia, che in realtà è inesistente.
Tony Servillo, anche in questo ruolo è magistrale, ha vinto il premio come miglior attore protagonista quest'anno, ma avrebbe già potuto vincerlo in questo film, tutto il cast è all'altezza di questo film che sfiora un'ambientazione mafiosa, ma nello stesso tempo amorosa. Non l'amore per le donne che è trattato anzi, con superficialità tipica dell'ambiente del calcio e della musica leggera, ma forse l'amore per la vita, distruttivo, ma anche gioioso.
Andatelo a vedere, o prendete la cassetta che già dovrebbe essere in giro,  non vi pentirete.


Postato da: LadyAlessandra a 19/06/2005 00:14 | link | commenti (4)
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domenica, 01 maggio 2005
CRIMEN PERFECTO

Sono stata a vedere Crimen Perfecto, film spagnolo del regista Alex de la Iglesia. 

La trama: Rafael affascinante e ambizioso, lavora in un centro commerciale, al reparto donne. Il suo mondo, il grande magazzino, è il suo piccolo regno, circondato da belle ragazze che gli si concedono facilmente, ha un solo rivale: Don Antonio il responsabile del reparto uomo.  

Rafael vuol diventare il responsabile dell’intero piano, ma durante una discussione con Don Antonio lo uccide accidentalmente; testimone del fatto è Lourdes commessa brutta e complessata, che ricatta Rafael fino ad obbligarlo ad essere prima suo amante, schiavo e poi marito.  

Il mondo di Rafael cambia improvvisamente, da giovane rampante con il destino in mano, si trasforma in un povero cristo completamente piegato alla volontà di Lourdes, che lo umilia in tutti i modi.  

Se durante la prima parte del film, che ha i toni del giallo-grottesco, Rafael è un personaggio antipatico, maschilista e patetico, per il resto del film non possiamo che simpatizzare con lui. 

Sicuramente è esilarante la sua visione di un mondo perfetto ed elegante che dovrebbe essere quello dei grandi magazzini, ma allo stesso tempo è esilarante quello che Lourdes fa quando lo ha nelle sue mani. 

Iniziando con la completa trasformazione del reparto donna, via le lavoranti affascinanti e allegre, ad esempio,  le commesse saranno tutte bruttine e goffe come lei.  

Bellissima poi la scena della cena in famiglia. La famiglia di Lourdes è quanto di più allucinante e grottesco si possa immaginare, e Rafael si trova costretto a dover pensare a come eliminare questo incubo: sposare Lourdes e vivere per sempre con lei e i suoi ‘cari’. Proverà ad eliminare Lourdes, ma senza esito. 

Il film non è un capolavoro, molti punti sono eccessivamente granguignoleschi, ma la trama nel suo insieme regge, i due attori sono bravi e simpatici, e il film ha anche l’ambizione di farci riflettere.  

Il sogno di Rafael infatti, è quello di diventare responsabile del piano, in quello che è l’unico mondo che conosce ‘il grande magazzino’, il suo metro per giudicare bellezza e successo. Non si preoccupa di avere rapporti umani, vuole avere cose molto superficiali e a buon mercato, le donne gli interessano solo come oggetti sessuali e come conferma del suo potere.  

Lourdes, sembra quasi una sufragetta degli anni 2000, la vendicatrice di tutte quelle donne che non fanno girare la testa agli uomini al loro passaggio, bruttina, non giovanissima, e per niente affascinante, possiede solo determinazione e coraggio (e una malvagità niente male).

Alla fine del film, sarà lei la vincente, ha rischiato di morire, e invece le sue folli idee nel campo della moda faranno di lei una star, mentre Rafael, costretto a simulare la sua morte per sfuggirle di mano, si nasconderà in una botteguccia a vendere cravatte, ma libero (chissà se le sue aspirazioni e le sue idee sulle donne saranno un po’ cambiati?).  

Film divertente, da vedere.


Postato da: LadyAlessandra a 01/05/2005 20:27 | link | commenti (8)
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venerdì, 22 aprile 2005
Shylock ovvero la crudeltà condivisa

Sono andata recentemente a vedere due versioni del Mercante di Venezia una al cinema, quella con Al Pacino, l'altra a teatro con Flavio Bucci.
Descritto per secoli come un eroe negativo Shylock in queste due versioni riacquista dignità d’essere umano. Al Pacino dice: "Il mio Shylock non è peggiore di tutti voi".
Si afferma che l'opera sia stata scritta, dopo che il conte di Essex, raggirando la Regina Elisabetta, aveva mandato a morte, un medico ebreo accusandolo di aver tentato di avvelenare la sovrana.
Veniamo alla storia: Shylock, non è il protagonista della commedia, ma solo di uno dei due intrecci. Egli è un mercante ebreo che presta denaro ad usura, e che in una sorta di ambigua generosità, per una volta vuole prestarlo al mercante cristiano Antonio senza avere un profitto in cambio. Stipulano infatti, un contratto da burla, se il cristiano non sarà capace di restituire la somma, entro una data stabilita, Shylock avrà diritto a una libbra della sua carne, tolta dove più gli piaccia.
Il contratto pare da incubo, ma l’impostazione comica del personaggio, ci fa tralasciare questa impressione.
Antonio, che in realtà ha sempre maltrattato Shylock, gli chiede il denaro senza umiltà, disprezzandolo anche in questa circostanza,  sentendosi sicuro che con tutti i suoi averi potrà rimborsare l’ebreo alla data stabilita.
Alla fine quando le sue navi faranno naufragio e perderà tutto, la burla di Shylock si rivelerà in tutta la sua profonda crudeltà.
Con il permesso delle autorità di Venezia e del Doge, il mercante ebreo, sarà autorizzato a ritagliare la libbra di carne intorno al cuore dell’odiato cristiano e ucciderlo a quel modo. 
L’altro intreccio riguarda la bella Porzia, che sta aspettando di poter sposare il pretendente che sceglierà il forziere giusto tra quello d’oro, d’argento e di piombo. Per questo Bassanio grande amico di Antonio (strana amicizia), lo fa compromettere con l’ebreo, gli servono tremila ducati per affrontare il viaggio e portare dei doni alla sua bella, e lì tentar la sorte. 
Sarà Porzia stessa, truccata da dotto avvocato, a dirimere la questione in giudizio davanti al doge, salvando Antonio dalla crudeltà di Shylock e punendo quest’ultimo in maniera severa. 
Come andrà a finire? La trama del dramma è costruita come una sorta di giallo, e per chi non lo avesse letto o non ne ricordasse più la fine, lascerò la suspense. 
Quello che mi ha fatto pensare è l’interpretazione diversa dei due attori, e l’intenzione di Shakespeare nel disegnare questo personaggio. 
Nel film vediamo uno Shylock che passa da vittima a carnefice e poi di nuovo a vittima, di una statura grandissima, il suo antagonista non è la Porzia artefice dello scioglimento finale della vicenda, ma Antonio.
Quell'Antonio, che insieme ai suoi amici veneziani, all'autorità costituita, a Porzia e alla sua corte, rappresenta il benpensante cristiano, che disprezza l'ebreo fino ad umiliarlo, ma poi chiede il suo aiuto con boria e tracotanza.
Di fronte ad un’accusa ridicola di antisemitismo fatta al Bardo, si può ricordare, come racconta il film, che cosa fosse la vita degli ebrei nella Venezia descritta dal poeta. 
Costretti a vivere in un ghetto da cui potevano uscire solo ad orari stabiliti, 
la legge li costringeva a commerciare solo con pezze e stracci e soprattutto a fare prestiti con interessi. Da qui il disprezzo e l'odio dei cristiani, e anche tutta l'ipocrisia che li costringe in una condizione di emarginati.
«Che la penale sia fissata esattamente/ in una libbra della vostra bella carne,/ da prendersi e tagliarsi in quella parte/ del vostro corpo che più mi aggrada». Avvolto nella vile gabbana d'ebreo, gli occhi pieni di dolore e risentimento, la pronuncia sapientemente strascicata, Shylock «il mostro» conclude il suo patto con Antonio, il gentiluomo borghese bisognoso di ducati. 
In questa presentazione abbiamo tutta la condizione di un uomo ferito, vessato, e quasi costretto in un ruolo. Shylock sarà vittima del disprezzo (Antonio gli sputava sulla giacca e lo chiamava cane al suo passaggio in strada) degli altri, carnefice senza pietà quando pretenderà la libbra di carne di Antonio e poi di nuovo vittima quando sarà costretto a rinunciare a tutto. 
La sua malvagità non lo rende più inviso, perché capiamo che è segno della sua amarezza, e Shakespeare lo fa piuttosto compatire che odiare.
I due grandi attori lo interpretano degnamente ma con due stili diversi. Al Pacino al cinema è aiutato dalla ricostruzione naturalistica, propria del mezzo, abbiamo diciamo la premessa, mostrandoci il disprezzo di cui era oggetto l’ebreo, alla sua crudeltà. E’ un’interpretazione drammatica, con dei tratti ironici, grandissima.
Flavio Bucci, ha a disposizione il teatro, che restituisce la dimensione di fiaba cui il poeta tendeva, ma ci priva di alcuni elementi che giustificano la storia. 
E’ bravo, senz’altro uno dei pochi attori italiani che vale la pena andare a vedere, ma forse qui calca la mano su un aspetto grottesco del personaggio che pure esiste, ma forse è un po’ troppo evidenziato. Insomma a teatro con Bucci ho riso, con Al Pacino no (peccato non averlo visto in originale, la bravura di Pacino dicono fosse eccezionale). 
La riflessione sul tema della chiacchiera precedente 'vittima/carnefice' è ancora aperta, e anche il Bardo evidentemente l’aveva presente, cos’è Shylock una vittima delle circostanze resa crudele e frustrata dai fatti, che ‘reagisce’ alla vita, o un carnefice che fa del male per farlo?

 

 

 

 


Postato da: LadyAlessandra a 22/04/2005 18:29 | link | commenti (7)
ho visto cose

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