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martedì, 03 ottobre 2006
UNA DONNA




E' morta Oriana Fallaci. Bella scoperta direte voi, è morta da settimane! Sì, lo so, ma ho dovuto pensare, far decantare le sensazioni, prima di poterne scrivere qualcosa.
E' stata una donna molto ammirata dalla mia generazione, e alla fine sempre da noi molto disprezzata.
Mi è capitato di leggere un'intervista che aveva rilasciato alla Annunziata e a Rossella sulla Stampa. Allora ho deciso, farò parlare lei. Al di là del suo odio per gli islamici, delle sue dichiarazioni provocatorie a volte deliranti, questa donna, era anche così. L'intervista è divisa a temi, e ho voluto riportare le parole che condivido, che me la fanno sentire vicina, come quando noi donne la consideravamo un esempio da imitare.
L'INVIDIA
(...)
"Ho lavorato tanto, credetemi tanto. Ho incominciato a lavorare a 16 anni e da allora non ho mai smesso. I favolosi stipendi che oggi guadagnano i giornalisti (per non parlare dei direttori) io non li ho mai ricevuti, nemmeno immaginati. Il cancro che ha sterminato la mia famiglia è venuto anche a me. E da quando mi è venuto vivo una vita difficilissima. Tuttavia continuo a lavorare, a vivere dignitosamente e silenziosamente per conto mio, senza sparlare e neanche parlare degli altri. Ma quelli che fanno il mio mestiere mi odiano a morte. A volte ho tentato un esame di coscienza. Ho cercato di capirre  se la colpa fosse mia e ho concluso: sono una donna che può essere altera, anzi superba, nella stessa misura in cui può essere cordiale e affettuosa. Ho un senso morale così rigoroso da assumere atteggiamenti spietati: lo riconosco. Ma nella stessa misura sono indulgente. Anzi, generosa. Cerco sempre di capire tutto e tutti. O meglio, i due volti della medaglia. E questo mi rende giusta. Mi rende una persona per bene".
IL BILANCIO
"
Io sono anzitutto e soprattutto una persona per bene. Non ci sono macchie nella mia vita. Non ho mai commesso sudicierie, né tradimenti né perfidie. Sono stata dura, ma con gli altri lo sono stata e lo sono nella stessa misura in cui lo sono con me stessa. La persona con cui sono più dura, meno indulgente, più spietata è proprio Oriana. (...) C'è qualcosa in me di monacale che può disturbare certa gente: lo riconosco.  (...) Io sono invidiosa solo delle donne che hanno figli. Io non sono mai riuscita ad averli. Sono sempre morti prima di nascere".
LA MATERNITA'
(...)
E' l'unico modo per restare immortali, capisci, mettere al mondo un altro essere umano. Quando hai messso al mondo un altro essere non muori quando muori, perchè attraverso quell'essere che è fatto della tua carne e del tuo sangue tu continui a vivere. Mi pesa, sì, mi pesa non lascaire almeno un figlio, quando morirò. Ed è per questo che ai miei libri mi riferisco sempre con la parola bambini. Il mio bambino, i miei  bambini. Ma i miei bambini sono bambini di carta. Non di sangue. E i bambini di carta non partoriscono altri bambini di carta. Sono una ben povera illusione di maternità.
LA VECCHIAIA
(...)
Infatti ho cominciato a dire che le mie rughe sono le mie medaglie. La vecchiaia è una catarsi. Non temi più nulla e nessuno: l'unico rischio è che non hai senso etico, e io ce l'ho, arrivi a pensare che tutto sia lecito, tutto ti sia possibile. Sai di più, capisci quando sei vecchio. Hai una conoscenza, cioè un capitale, che in gioventù o nell'età matura non hai. Il cervello si è raffinato, perfezionato e nel medesimo tempo, paradossalmente, si è arricchito di curiosità che prima non avevi. Perchè da giovane sei presuntuoso, ti sembra di sapere tutto. Da vecchio, invece, ti accorgi che socraticamente non sai nulla. O troppo poco. Nel medesimo tempo sai che ti resta poco da vivere e allora ti viene una gran fretta di sapere ciò che ancora non sai, di produrre cioè che non hai prodotto, e sorretto da un'energia nuova, più giovane di quando eri giovane, cerchi di colmare alla svelta quel vuoto. E studi, leggi, produci per non perdere un minuto di tempo. Io sono anche convinta che da vecchio sei più intelligente che da giovane. Io ora scrivo molto meglio di quanto scrivessi da giovane. (...)
BIN LADEN
"L'ho visto in televisione. Loro ridevano su quei morti (delle Torri gemelle), ridevano, e ho sentito in me un rigurgito di odio montare e l'ho esaminato come fosse l'odio di un'altra persona. Ho sentito montare in me una repulsione fisica, cosa che io non faccio, perchè io finisco sempre con il cedere alla pietà e, se non è pietà, è professionalità. (...) La domanda da porsi è un'altra: perchè questo mondo che io definisco spesso nel libro di barbari, di retrogradi, partorisce dei personaggi che noi neanche ci sogniamo? Perchè loro hanno qualche cosa che noi non abbiamo ed è la passione. Hanno la fede e la passione. Nel male, in negativo, ma l'hanno. Noi non l'abbiamo più, l'abbiamo persa la nostra forma di società ha inaridito l'animo, ha inaridito il cuore della gente. Perfino nei rapporti amorosi c'è meno passione. In quanto alla fede, nel nostro mondo è una parola quasi sconosciuta. Loro sono più stupidi di noi ma sono profondamente appassionati, dunque più vitali". (...)
IL BENESSERE
"Al posto della passione oggi abbiamo l'edonismo. La deriva edonistica l'ha iniziata il benessere. Le prugne senza nocciolo, l'aria condizionata. Io sono cresciuta nel freddo, nella fame, nella paura. Sono tre dimensioni che oggi neanche si accettano".
LA GUERRA
(...)
"La guerra è la sfida delle sfide. Perchè è una continua sfida che fai con te stesso. Quando ti muovi per partecipare ad un combattimento o quando sei in combattimento, nessuno si occupa di te, nessuno ti guarda. Sei solo con te stesso. E giudice di te stesso. Sai se ti dovrai elogiare o disprezzare. E poi c'è un'altra lugubre seduzione nel combattimento. E' la mostruosa vitalità che la guerra porta in se stessa.
Io non mi sono mai sentita tanto viva come dopo una battaglia dalla quale sono uscita viva e indenne". (...)
IL PASSATO
"
Per me ogni oggetto del passato è sacro. Il passato mi incuriosisce più del futuro. E non mi stancherò mai di sostenere che il futuro è un'ipotesi, una congettura, una supposizione. Cioè una non realtà. Tutt'al più, una speranza alla quale tentiamo di dare corpo con i sogni e le fantasie. Il passato invece è una certezza, una concretezza, una realtà stabilita. E poi ogni oggetto sopravvissuto al passato è prezioso, perchè porta in sé un'illusione di eternità. Perchè rappresenta una vittoria sul tempo, che logora e appassisce e uccide. Una sconfitta della morte."

Una donna controversa, ma una grande donna...


Postato da: LadyAlessandra a 03/10/2006 14:17 | link | commenti (11)
ho letto per te

lunedì, 16 gennaio 2006
I REGALI DI NATALE



Uno dice il solito libro cretino su come essere felici e cucinare bene l'arrosto... e invece no.
Questo libro è di uno psicologo, e voglio provare a farvene un sunto.
C'è per prima cosa l'elenco delle Quattro Nobili Verità:
1. L'esistenza della sofferenza
COSTATAZIONE DELLA DIFFUSIONE DELLA SOFFERENZA
2.
La causa della sofferenza
INDIVIDUAZIONE DELLA CAUSA DELLA SOFFERENZA
IGNORANZA DELLA NATURA IMPERMANENTE DELLA REALTA'
3.
L'estinzone della sofferenza
INDICAZIONE DEL MEZZO DI ESTINZIONE DELLA SOFFERENZA
CONSAPEVOLEZZA DELLA NATURA IMPERMANENTE DELLA REALTA'
4.
Il sentiero che conduce all'estinzione della sofferenza
MODALITA' DI ESTENZIONE DELLA SOFFERENZA:
PRATICA DEGLI OTTO NOBILI SENTIERI
Le Quattro Nobili Verità costituiscono la premessa del Buddhismo. La sofferenza è molto diffusa, dovuta ad una visione errata della realtà, che può essere eliminata mediante una visione corretta della realtà.
Odiernamente si parla di sofferenza nevrotica, l'atteggiamento mentale che assumiamo nei confronti della vita, come se dal successo, dipendesse realmente la nostra felicità. La felicità è essenzialmente serenità, e quindi è la serenità il termometro della nostra felicità, non il successo. Lo stato di buddhità ci permette di realizzare proprio la serenità, senza rinunciare al successo.
Lo stato di buddhità è semplicemente lo stato naturale di non nevrosi.
Noi non siamo normali o naturali, siamo assolutamente anormali, siamo malati, siamo pazzi! Solo che, siccome tutti sono come noi, non ce ne rendiamo conto.
Gli Otto Nobili Sentieri ci conducono alla buddhità:
1. RETTA CONOSCENZA
Consapevolezza  del continuo cambiamento e  interdipendenza delle cose (ILLUMINAZIONE) e quindi non attaccamento
2. RETTO PENSIERO
Eliminazione del pensiero involontario negativo e produzione di pensiero volontario positivo
3. RETTA PAROLA
(secondario in quanto precetto non psicologico ma morale)
4. RETTA AZIONE
(secondario in quanto precetto non psicologico ma morale)
5. RETTI MEZZI DI SUSSISTENZA
(secondario in quanto precetto non psicologico ma morale)
6. RETTO SFORZO
Volontà di attuazione della retta concentrazione
(secondario in quanto implicito)
7. RETTA PRESENZA MENTALE
Attenzione alla realtà e interazione con essa
8. RETTA CONCENTRAZIONE
Osservazione distaccata della mente.
E' chiaro che non vi posso raccontare tutto il libro, voglio solo dire che è interessante, che ci sono cose come l'impermanenza, e il non attaccamento, che a ventanni mi erano chiarissime e che mi sono persa per strada.
Funziona? Mah! Per ora l'ho letto e ho cercato di capire questo approccio che non è religioso, ma psicologico al buddhismo. Ci sono degli esercizi da fare, è un libro di pratica e non di teoria, anche se una parte teorica c'è.
E' questa chiaramente la difficoltà, trasformare le parole in fatti, ma d'altronde, senza scomodare Buddha, lo diceva anche Gaber vi ricordate?
'Un'idea, un concetto, un'idea, finchè resta un'idea è soltanto un'astrazione...
Se potessi mangiare un'idea, avrei fatto la mia... RIVOLUZIONE!'.


Postato da: LadyAlessandra a 16/01/2006 12:31 | link | commenti (10)
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